Le strade della Juventinita’ sono infinite (se sono arrivate sino a me…)

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Trova quello che fa sorridere il tuo cuore
(Paulo Coelho)

Antefatto

Amo la scrittura più di ogni altra cosa. Forse perché avendo spesso la testa tra le nuvole (o come si dice nel pallone…) scrivendo imbriglio i pensieri e li tengo al sicuro da possibili smarrimenti.

Concordo assolutamente con Anais Nin: “Se non respiri attraverso la scrittura, se non piangi nello scrivere o canti scrivendo, allora non scrivere“.

E’ pur vero che non sempre la scrittura mi ha regalato delle emozioni forti; negli anni, per lavoro, mi sono occupata di recensire sagre di paese, fioriture anomale, concorsi di bellezza per bovini infiocchettati, consigli comunali con sindaci poeti, aperture di sexyshop a trenta metri da una chiesa (giuro che è vero!), inaugurazioni con folle di mangiatori seriali; ho intervistato appassionati di modellismo relegati in cantina tra i barattoli delle conserve, collezionisti di ciarpame, figuranti della replica di Giostre rinascimentali ecc. ecc.

La quotidianità della provincia, insomma, divertente (non sempre, a volte estremamente tragica) ma un pò monotona e statica.

Ho intervistato spesso anche personaggi di fama nazionale che in provincia hanno solo transitato: scrittori, sociologi, politici, criminologi, musicisti, artisti, comici; non ricordo però di aver intervistato degli sportivi (con il senno del poi la cosa è curiosa…).

Articoli a parte, ho scritto per diletto fan fiction, fiabe, thriller, gialli. Soprattutto gialli.

Ed è appunto per colpa di un giallo che sono diventata Juventina.

Proprio io, profana del calcio , quella che ha sempre pensato che l’unico colpo di tacco esistente fosse destreggiarsi sui miei 10 centimetri di stiletto.

Un giallo appunto. Cercavo idee per un primo, serio, progetto editoriale ed ero costantemente all’erta per cogliere suggerimenti, anche involontari, per protagonisti, ambientazione, storia.

E così, una sera, una battuta divertente tra alcuni amici mi ha suggerito di cambiare… terreno di gioco.

Fatto

Come avrete capito, ho iniziato a seguire il calcio per pure ragioni opportunistiche.

All’inizio non mi godevo nulla; né le partite che mi costringevo a vedere, né le letture a tema che mi sforzavo di capire;  un puro lavoro di documentazione, di appunti incomprensibili e di rottura di scatole soprattutto a due esperti, lei conosciuta qualche anno fa coltivando altre passioni,  lui MOLTI anni prima, nel banco dietro al mio alle scuole medie.

Entrambi juventini doc.

Tanto valeva, per gentilezza nei loro confronti, fare pratica con il bianconero (binomio fashion sempre chic ed intramontabile, del resto).

Poi con il tempo, quando regole, tattiche e astuzie, nomi e soprannomi dei calciatori ecc. ecc. mi sono diventati più chiari (giusto un filo eh?!?) ho iniziato a seguire il gioco con occhi diversi.

Anzi, con uno spirito diverso.

Ed è da qui in avanti che ho riconsiderato la faccenda.

Ho compreso, vivendolo più o meno direttamente, che seguire il calcio, in particolare una squadra (la Juve certo, ma qualsiasi altra squadra), regala un senso di appartenza e di condivisione molto forte, azzera differenze sociali e culturali, permette a tutti di sentirsi esperti pur non essendolo.

Ho scoperto, documentandomi, storie di uomini oltre che di giocatori in campo, ho scovato storie di altruismo e di solidarietà tra tifosi, tra calciatori, tra calciatori e tifosi.

Ho scoperto una ricchezza umana che non immaginavo.

E’ ovvio che non tutto è sempre limpido ed idilliaco (e sarebbe ingenuo pensarlo), come del resto in qualsiasi altro sport e in qualsiasi altro settore della vita.

Ma la cosa certa è quello che ho capito quando ho scoperto, e devo dire con non poco stupore, che un brivido che elettrizza lo puo’ dare un passaggio di Paulo Dybala, al pari di un passaggio di Paulo Coelho.

Perché non esistono passioni ed emozioni di serie A e di serie B, sarebbe snobbistico pensarlo (anche se forse la serie A…:-)).

Spesso, in modo sbrigativo, c’è chi pensa (compresa la sottoscritta sino a qualche mese fa)  che con tutti i problemi del mondo è inconcepibile entusiasmarsi per qualche gol. Già qui mi verrebbe da controbattere che proprio in questo caso un po’ di sana evasione mentale aiuta… ma sorvoliamo.
Frasi tipo “come si fa a seguire 11 milionari in pantaloncini che inseguono una palla fomentati nella loro voglia di protagonismo da folle di esaltati” cozzano contro il fatto che poi, un po’ tutti, facciamo il processo ad un giocatore, ad un allenatore, ad un arbitro, ad un contratto; come a dire che il calcio lo si considera anche semplicemente criticandolo.

Forse la forza del calcio sta in queste poche righe di Gianni Mura: “Undici uomini. Grazie a loro, i più forti, tutti si sono sentiti più forti, sono andati in giro a cantarlo, a gridarlo, a baciarsi, a tamponarsi, il clacson come un incubo, ma si sa che il disordine è la gioia della fantasia. Era come avere avuto la patente di essere vivi e , anche di più, di contare qualcosa e, infine, infine si: di essere i primi del mondo“.

Conclusione (anzi, partenza…)

Questo blog vi parlerà di aneddoti divertenti, i miei, alle prese con l’universo calcistico.

Vi parlerà di storie di calcio, anche meno note.

Vi parlerà di divertimento, perché il primo aggettivo che associo al pallone è questo.

Vi parlerà di persone che il calcio lo hanno vissuto e lo vivono, in qualche modo.

Vi parlerà di me: che oltre a scrivere e, da poco, amare la Juventus, ho una passione senza fine per la lettura, senza troppe distinzioni di genere, per Oscar Wilde, Charles Baudelaire, Edgar Allan Poe; per gli inimitabili Depeche Mode; per la moda in tutte le sue sfacettature (il termine shopaholic mi identifica alla perfezione); per il buon cibo; per il cioccolato; per Parigi; per il walking tra le colline; per molte altre cose ancora; e per un piccolo tifoso (per ora Granata…) che si chiama Matteo.

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