ATTENDERE, PREGO.

Se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa“. (J.Renard)

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Della serie “La via per il Galles è costellata (forse anche) di tribolazione”.

Stamattina, davanti ad un cappuccino di soia e orzo (mah, sarà il mio nuovo trip salutista), leggevo sui principali quotidiani italiani del vero e proprio esodo di bianconeri verso Cardiff e l’agognata finale di Uefa Champions League con il Real Madrid di domani sera.

Un partecipante all’esodo di massa lo vedete “assemblato” nel collage “fai da te” sopra (grazie Panoz per la concessione).

Incredibilmente, al pensiero della partita, io inizio ad avere le farfalle in calzoncini e scarpette con il tacco (basso) che dribblano nello stomaco… Ma questi sono dettagli (seppure SIGNIFICATIVI).

E’ invece di molta sostanza il fatto che almeno 18.000 tifosi della Juve hanno preso d’assalto aerei, voli charter, auto ecc., pronti a sfidare code (perché di mezzo c’è anche il traffico del ponte della Festa della Repubblica…), ritardi, scali intermedi, pasti di fortuna o addirittura quasi inesistenti (e questa, per me, è la vera tragedia… vi sono vicina).

Viaggi della speranza (in tutti i sensi) come quello di un gruppo di juventini catanesi che stamattina all’alba è partito in pullman: poco meno di 3000 km per trenta ore di viaggio. Quasi quasi un volo interstellare è più veloce. Mentre io sto qui a scrivere, probabilmente saranno in qualche autogrill, accaldati, stanchi, afoni (perché il tifo inizia a bordo), agitati e FELICI.

Già. Felici.

Non c’è juventino sulla via di Cardiff che non sia felice.

In effetti ne sarebbero bastati un paio: è l’effetto domino sancito dalle ricerche scientifiche secondo il quale chi sta accanto a persone felici ha una crescita esponenziale delle probabilità di diventarlo.

Ma in realtà le cose stanno diversamente: la felicità del pre-partita è insita nel Dna del tifoso. Di tutti i tifosi.

Ed io, che per ora ho dubbi nel darmi una denominazione certa (Tifosa esordiente? Tifosa under 21? Tifosa apprendista?), ho la sensazione che il mio Dna stia mutando, senza averlo neppure deciso, come per un’ibridazione aliena (quasi quasi contatto Fox Mulder e apriamo un X-File…).

Qualcuno (anzi tutti) dirà (diranno) che l’attesa fa aumentare l’ansia (in Rete si parla di TachiCardiff…) e in parte è vero.

La testa è ALTROVE, vaga in una dimensione psichedelica.

Ma è altrettanto vero che l’attesa da una scossa, elettrizza.

Io stessa, pur da neofita del calcio, ho una strana, inspiegabile, EUFORIA addosso.

Mi sento, oltre che come sempre confusa e felice (come canta Carmen Consoli), scalpitante e felice. 

Forse perché l’attesa è una possibilità: di sognare un gol, un’azione, una strategia, una vera e propria regia; di alimentare la speranza di tornare a casa con una Coppa, di fare previsioni (sempre favorevoli, dunque stimola l’ottimismo), di invocare un santo, di fare gesti scaramantici, di vivere con piacere l’attesa del piacere (parafrasando Lessing).

Io, ad essere sincera sino in fondo, per ora non sono in grado di sognare azioni decisive: potrei rischiare di mettere Dybala a centro campo (anche se sulla carta so che è un attaccante) e Barzagli sotto la rete avversaria…

Ma di sognare la potenza creativa di un gol sono in grado, eccome.

Ad immaginare l’esultanza corale quando il pallone entra in rete, ci riesco benissimo.

A percepire la felicità di cui parlano milioni di tifosi, non ho nessuna difficoltà.

Non è dunque un caso che, tra i tanti messaggi dei tifosi che in queste ore popolano la Rete, quello che mi ha colpita maggiormente diceva: “Andate e vincete! Ho bisogno di questa felicità!“.

In fondo l’allegria, la spensieratezza sono dettate da ciò che amiamo, da ciò che ci fa stare bene, da ciò che ci appassiona; alla fine si riduce tutto a questa semplice equazione: passione = contentezza.

Si può essere felici ed appagati per un calcio ad effetto che “sconfigge” un portiere?

Credo proprio di si, se quel portiere è della squadra avversaria… 🙂

Ps: tanto per essere chiari, stasera me ne vado a dormire con una maglietta illuminante. Mi raccomando. Lasciate in pace i gufi che hanno diritto a dormire anche loro…

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