All’improvviso… il disgusto (e non c’entra la Juventus)

“Per l’uomo non c’è altro inferno che la stupidità e la malvagità dei suoi simili”.
(Marchese de Sade)

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In tutta sincerità, avevo immaginato che in questa domenica di sole vi avrei raccontato il colore e l’euforia di una vittoria.

La palpitazione positiva che trasmettono le immagini che vedete.

Le ore che non passano mentre si aspetta il calcio d’inizio; le lacrime di felicità confuse tra i rivoli di sudore quando la palla entra in rete; gli abbracci convulsi tra sconosciuti casualmente seduti vicino al Millennium Stadium (dove Silvianelpallone.blog aveva addirittura un inviato-fotoreporter in esclusiva…) o al pub di Santo Stefano Belbo (dove ero io intenta a farmi fuori hamburgher e salami di cioccolato); e ancora le sciarpe bianconere e gli striscioni; i cori ad inneggiare Pipita, La Joya ecc.; secondo una sceneggiatura precisa, quella scritta dalla regia del tifoso verace, che si perpetua di stagione in stagione.

Ma il “film” che è andato in onda non è stata una commedia; sapete no, quelle che spesso iniziano con qualche disavventura ma poi finiscono sempre bene, tra una pioggia di cuoricini.

Le aspettative di un lungometraggio “leggero” sono state soppiantate da una serie di eventi che neppure una pellicola d’azione poteva arrivare ad immaginare.

Ma andiamo con ordine.

In effetti, visto che del calcio sono una neofita, credere che la Juventus avrebbe trionfato a Cardiff, portandosi a casa con orgoglio la Coppona luccicante, è stato per me un azzardo, una sbruffonata. Non avevo considerato le potenzialità del Real Madrid (a dire il vero, neppure le conoscevo…) e l’indubbia bravura che hanno dimostrato.

(Mentre la Juventus, diciamolo, non ha brillato. Proprio per niente).

Forse mi sono fatta suggestionare dalle attese, dagli articoli dei giornali, dai forum e non ho considerato i dati tecnici degli avversari, le classifiche (e magari anche i gufamenti…) e tante altre cose.

Fate attenzione al termine suggestionare. Perché tra qualche riga tornerà prepotentemente protagonista e, purtroppo, in tutt’altra accezione.

Dunque, con l’implacabile 4 a 1, è sfumato il mio primo vero ruolo importante da tifosa, quello che mi avrebbe consentito di poter dire che a Cardiff c’ero anche io.

Ma in effetti i gol subiti non sono stati nulla in confronto a quello che, arrivata a casa con le pive nel sacco , ho appreso dalle breaking news.

A Torino, in piazza San Carlo, dove migliaia di tifosi si erano dati appuntamento per seguire le gesta dei bianconeri, un idiota ha seminato il panico urlando di essere un Kamikaze.
E le menti già suggestionate da mesi e mesi di allarme terrorismo hanno fatto il resto.

Quasi in contemporanea, a Londra, un attacco terroristico c’è stato realmente, con il solito, tragico bilancio di morti, feriti, orrore.

Naturalmente i 4 gol subiti io li ho immediatamente accantonati.

Ma scorrendo sui social ho provato ulteriore paura e disgusto.

Nonostante a Torino ci fossero centinaia di feriti, alcuni in condizioni critiche tra i quali anche un bambino in fin di vita, ho letto farneticamenti e deliri di chi esultava perché in fondo, essendo tifosi della Juve, se lo meritavano tutto questo can can.

“Maledetta la Juve, maledetti i tifosi”, secondo un assioma, una litania, un mantra scandito tra i post.

Allibita mi sono chiesta come si potesse dimenticare che il calcio è un GIOCO, non una guerra tra nemici.

Ci sta tutto e tutto è accettabile (nei limiti del buonsenso ovviamente): lo sfottò, il gioire perché una squadra avversaria ha perso (tra l’altro, in questo caso, giustamente), le critiche; la passione, l’esaltazione, la delusione. Ma quando si arriva ad odiare una persona solo perché segue una squadra diversa dalla propria, il passo successivo è giustificare certi abomini non giustificabili.
Ho pensato a quel bambino di 4 anni, poco più piccolo di mio figlio, con la sua maglietta bianconera insanguinata, ai suoi sogni che forse non si realizzeranno.
Ho pensato con sgomento a chi vive un GIOCO come una rivalsa crudele.

Ho pensato che essere Juventino, Granata, Laziale, Milanista, Interista ecc. ecc.  dovrebbe essere solo una questione di FEDE CALCISTICA, non un pretesto per fomentare l’odio.

E mi sono davvero stupita di come si possa anche solo pensare il contrario. Figuriamoci viverlo.

Credo che non ha nessuna importanza la squadra che scegliete, ha importanza soltanto la persona che siete.

Siate tifosi RAGIONEVOLI!

 

 

 

 

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