BRUNO MAESTRELLI: “QUANDO HO FATTO IL PORTIERE… PAGANDO IL BIGLIETTO”

Un sorriso è una CURVA che raddrizza tutto”.
(Phyllis Diller

 

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Se qualcuno mi chiedesse di scrivere un soggetto per una commedia sul calcio, di quelle che ti fanno sorridere sino alle lacrime già solo immaginando la scena successiva, non avrei dubbi da chi lasciarmi ispirare.

Bruno Maestrelli, ottico e Presidente Assopto Federottica Cuneo, è stato, parole sue, “uno dei tanti Ninos de Rua” che negli anni ’60 dribblavano in piazza Castello, stadio virtuale di Fossano per chi sognava un futuro da replicante di Rivera.

Poi un giorno, alle elementari, quando militavo nel Salice, il mio primo allenatore, Mister Turci, mi fa esordire in una partita ufficiale e da li un crescendo di emozioni. Come quella di essere acquistato per 50.000 lire dal Fossano Calcio secondo il prezzo di mercato cittadino, per poi trasmigrarmi, insieme ai miei compagni, nella Fossanese, squadra di riferimento locale. Dopo tutto l’iter tra suddivisioni varie arrivo a 17 anni e al derby con il San Bernardo dove con un contrasto aereo riesco a rompermi la caviglia“.

E già qui, nella tragicità dell’evento, ci sarebbe da disquisire (tipo: mi sarei aspettata di più una commozione cerebrale ma al fine del mio soggetto virtuale questo rende meglio).

Ma gli aneddoti sui generis sono tanti ancora.

Come quello relativo alla partita contro l’Ovada durante la Coppa Italia regionale: “Ero nell’Under 20 della Fossanese; contro l’Ovada avevamo perso all’andata 3 a 1 e si trattava di realizzare almeno due gol senza subirne. Io ero rientrato da poco dall’infortunio e quando decidono di farmi rientrare anche in campo, sullo zero a zero e a gioco fermo, facendo un cenno d’intesa ad un mio compagno, segno di testa...”.

Ma la suggestione più significativa, quella che nella mia commedia ipotetica vedrei bene  nel trailer, riguarda un Torneo Canicolare al Campo del Salice…

All’epoca non giocavo più da tempo. Ero semplicemente andato ad assistere, o così almeno pensavo, con biglietto regolarmente pagato ed esibito alla cassa, alla partita tra la “Gelateria Giordano” e la “Mario Alberto” . Qui incontro un mio ex allenatore, Giorgio Abrate, esagitato e preoccupatissimo. Il portiere della “Gelateria Giordano” non arrivava e non si sapeva con chi sostituirlo. La genialità o l’irresponsabilità di Mister Abrate è stata pensare a me, ad una ex Punta dismessa, ed io l’ho ringalluzzito affermando di essere un gatto tra i pali. Un bluff insomma.  Ma la cosa buffa è che il Mister mi ha spedito a casa a prendere le scarpe e l’abbigliamento, naturalmente esibendo il mio biglietto all’uscita e al rientro. Credo un caso unico di giocatore che paga per… entrare in un campo dove deve giocare.
Comunque sulla carta eravamo perdenti, anche perché la squadra avversaria era composta da giocatori di Promozione e Serie D. Ma in me è scattata una sorta di trance agonistica e alla fine siamo riusciti almeno a pareggiare… Non dimenticherò mai quando ho parato il primo tiro, con gli occhi rigorosamente chiusi…”.

Ma quale è la squadra del cuore di Bruno?

Basta dare un’occhiata all’album dei ricordi e non rimangono dubbi.

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Ma come tutta la storia che vi sto raccontando, anche in questo caso, non vi aspettate una pillola divertente?

Sul finire degli anni ’60 facevo il chierichetto. Ed ero, come gli altri, incentivato alla partecipazione grazie ad un libretto delle presenze che dava diritto a ricevere un completo da calcio a propria scelta. Io ero diventato Milanista sia perché a quei tempi la squadra aveva fatto strage di Trofei, sia per colpa del signor Porcaro, Milanista doc nel cui cortile giocavo con gli amici, tra i poster di Gianni Rivera.

Ed è proprio con quel completo che ho fatto la fotografia per corredare, con un nome di fantasia, Remo, il catechismo di quinta elementare“.

Ma a proposito di fede, quella Milanista come va?
Continuo ad essere rosso-nero, sino alla fine. Cercando di essere obiettivo e ogni tanto chiedendomi da cosa siano dettate le scelte strategiche o quelle dei giocatori e, a volte, la risposta che mi dò è più amara di una sconfitta“.

Aneddoti?

L’anno in cui il Milan ha vinto lo scudetto, era il 1979, sono andato ad assistere a Toro – Milan, ovviamente con la sciarpa della mia squadra annodata al collo. E ovviamente, non so se per spirito di condivisione o per spirito di annientamento , l’ho tenuta anche entrando a Porta Nuova per prendere il treno del rientro. Vi lascio immaginare il gruppo di tifosi avversari che mi sono corsi dietro…

Sempre a proposito di colori, una volta sono andato a supportare degli amici Juventini al vecchio Comunale; la squadra giocava contro l’AEK; per l’occasione io vesto giallo-blu dimenticandomi che sono i colori della squadra di Atene. Così mi scambiano per un infiltrato nella curva dei bianconeri…“.

E in questo caso la CURVA non è un sorriso ma un brivido…

 

 

 

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