Metti un pranzo… tra leggerezza e Juventus

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”

(Italo Calvino)

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Devo ammettere che, tra tutte le conquiste della mia esistenza, la leggerezza è forse quella di cui vado più orgogliosa.

E ci sono delle volte che questa mia scelta di vita è più preponderante di altre.

Un’insalata con i gamberi scottati e una conversazione vivace con due amiche rappresenta bene l’equazione leggero=positivo, alla faccia di chi pensa, erroneamente secondo me, che la pesantezza sia sinonimo di profondità.

Sto divagando, in effetti.

Torniamo sul pezzo.

Ovviamente ed inevitabilmente, in questo periodo, l’insalata e le chiacchiere diventano motivo per parlare di calcio.

E se le amiche, come in questo caso, sono agli antipodi tra loro in quanto a interesse per la materia, la cosa si fa ulteriormente stimolante.

La prima, Simona Carignano, è un’insegnante di Lettere ed una Style Coach, anche se in fondo i due ruoli, istituzionale il primo, avanguardista il secondo, si somigliano molto e descrivono bene la sua indole: in entrambi i casi, Simona supporta qualcuno per farne emergere la personalità, con un’occhio di riguardo al benessere globale individuale.

La seconda, Emanuela Buttarelli, che ho ribattezzato Carrie Bradshaw per il suo amore per la protagonista  del serial cult “Sex and the City” (oltre che per la somiglianza con la spumeggiante attrice che la interpreta…),  gestisce la parte amministrativa dell’attività del marito ed è, come Simona (e come la sottoscritta, ammettiamolo…) appassionata di moda a 360 gradi.

La moda unisce, la Juventus meno.

Il marito di Simona, Paolo, è un tifoso della Signora; lei, che non segue il calcio, come vive la faccenda?

La Juventus ha scandito la nostra storia sin dagli inizi, quando era inevitabile in tempo di Campionato passare le domeniche a casa dei suoi genitori a vedere le partite. Io provengo da una famiglia non particolarmente interessata allo sport in generale e forse è uno dei motivi per cui non mi sono mai avvicinata al calcio pur vivendolo indirettamente.  

Per un certo periodo, mio marito ha tentato di instradare verso il tifo nostra figlia Beatrice ma il tentativo, direi per fortuna, è stato fallimentare… Comunque mio marito è un tifoso moderato; per cui non è difficile contenerlo, diciamo così. Poi ci sono state delle volte nelle quali il calcio, o meglio ciò che riguarda il calcio, ha interessato anche me; penso ad esempio allo scorso inverno quando siamo stati a Madrid e abbiamo visitato lo stadio Bernabeu: mio marito in estasi pensando alle partite che ha ospitato, io interessata all’aspetto storico culturale del luogo“.

In casa di Emanuela, invece, la Juventina è lei.

Una passione che arriva dai tempi in cui mio fratello faceva il portiere nella Saviglianese e da li ho iniziato a seguire il calcio; sono sempre stata Juventina ma non sono mai riuscita a convertire mio marito Fabrizio, che non apprezza il genere e sopporta poco la mia squadra; in compenso ho dalla mia parte mio figlio Giacomo che in passato ha giocato nel Fossano Calcio che ha un programma di Scuola Calcio Juventus. E in una giornata nella quale i bambini hanno incontrato i giocatori della Juventus, ho conosciuto Bonucci, Chiellini e Pogba, tutti molto disponibili e gentili“.

Chiedo ad Emanuela se è solita frequentare lo stadio.

No a dire il vero. Una delle rare volte in cui avevo programmato di assistere ad una partita della Juventus era nella fase finale dell’Europa League e avevo preso il biglietto… la partita non c’è stata perché la Juventus al turno precedente non si è classificata ma il biglietto lo conservo come una reliquia”.  

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Così come il ricordo di quando giocava Del Piero, il suo idolo calcistico.

Mi verrebbe da chiederle se è più emozionante un colpo di tacco del Pinturicchio o quello di una Louboutin… ma qui si aprirebbe un dibattito INFINITO tra storia della Juve e storia del Costume e noi purtroppo siamo arrivate al caffe’.

E l’infinito si stoppa, come un pallone in attesa del calcio di rigore.

 

 

 

 

 

 

 

 

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