TALENTO+TENACIA: IL BINOMIO DI CHICCO LOMBARDI

La perseveranza è la virtù per cui tutte le altre virtù fanno frutto“.
(Arturo Graf)

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La buona riuscita di qualsiasi impresa dipende da due fattori:  una forte motivazione ed una straordinaria tenacia.

Unite ovviamente al talento.

Di questo ho avuto un’ulteriore conferma nei giorni scorsi parlando con Enrico “Chicco” Lombardi, albese,  classe 1957, ex centrocampista offensivo che ha militato anche nel Parma in Serie B.

Sono cresciuto ad Alba tra calcio, oratorio e scuola – mi spiega –  ed è proprio in oratorio che ho iniziato a giocare a calcio; sempre li, la domenica pomeriggio, seguivo il collegamento con le dirette allo stadio, tra l’altro in un periodo storico nel quale il collegamento avveniva solo dal 2° Tempo”.

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Dai rudimenti dell’oratorio Enrico arriva ai primi perfezionamenti, quelli nel settore giovanile dell’Albese, e da li alla Prima Squadra, nel 1976, in Serie C: “Sono gli anni in cui Bruno Pizzul faceva la telecronaca in tv delle partite in cui giocavo, come la partita contro l’Udinese. Ricordo soprattutto quanto fossi motivato, e questo era l’elemento preponderante nella mia attività di calciatore. Mi spingeva ad allenarmi  oltre l’orario e a vedere ogni cosa come un arricchimento, una nuova possibilità”. 

Nell’estate del 1979, di fronte ad alcune squadre interessate a reclutarlo, Enrico sceglie di diventare un calciatore dell’Imperia, al tempo in C2: “Al mio arrivo un disastro, retrocediamo in serie D; deluso penso di ritornare ad Alba ma la squadra cambia allenatore, Giovannino Sacco, ex giocatore della Juventus e con lui riesco a ritrovare l’entusiasmo e la perseveranza. Tra l’altro in quell’estate avevo conosciuto Locatelli,  preparatore atletico ora responsabile Fidal, con il quale avevo fatto allenamenti di atletica a Formia, sempre per perfezionare la mia preparazione sportiva”.

E i risultati arrivano; in serie D l’Imperia vince il Campionato e torna di nuovo in C2.

E’ stato per me questo un ottimo campionato che si è concluso con l’ultima partita contro il Fanfulla di Lodi, con un mio gol a cinque minuti dalla fine che ci ha permesso di vincere per 2 a 1. Ricordo i tanti albesi che, nel periodo in cui erano in Liguria in vacanza, venivano ad incitarmi allo stadio…

Siamo nel 1983 e su Enrico mettono gli occhi anche un dirigente della Carrarese, Guerra, e l’allenatore della squadra, Orrico: “Dopo il ritiro vicino a Massa, alla prima amichevole contro il Siena riesco a segnare tre gol nel 1° Tempo. Ma un ricordo ancora vivo è senza dubbio la prima di Campionato contro il Lanerossi Vicenza, soprattutto per il contesto. Lo stadio di Vicenza era futurista per quell’epoca ed io ero estasiato di poterci giocare. 

La stagione ’82-’83 è stata la mia consacrazione, nonostante l’infortunio che ho avuto al ginocchio e che mi ha costretto a rimanere fermo per un pò, recuperando però vincendo la Coppa Italia di Serie C contro il Fano”.

I problemi al ginocchio si ripresenteranno nella stagione passata al Brescia, l”83-’84: “Eppure non mi arrendevo e dopo le partite mi cambiavo e andavo ad allenarmi da solo in un parco vicino all’hotel dove alloggiavamo noi giocatori”.

Nel 1984, per una stagione, Enrico approda al Parma, in serie B, apoteosi di una carriera scandita da talento, costanza ed impegno.

Dal Parma ritornerà a giocare alla Carrarese.

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In questa immagine è ritratto con lo storico allenatore Orrico, in occasione del Centenario della squadra.

Negli ultimi anni Enrico ha messo la propria competenza al servizio dei nuovi talenti, diventando allenatore di squadre di Eccellenza locali.

Ho scoperto poi il settore dei giovani grazie a Benedetti, responsabile del settore giovanile del Torino, con il quale avevo giocato nel Parma”.

Oltre ad avere allenato le Giovanili del Torino (vincendo tra l’altro  il titolo di Campione d’Italia Berretti nella stagione 2006/2007, squadra che ha allenato per 4 anni), Enrico è attivo nella Società Area Calcio Alba Roero dove si occupa, tra le altre cose,  di coordinare gli istruttori.

Ai giovani cerco di trasmettere tutte le emozioni e le esperienze che ho vissuto, la passione certo ma soprattutto il sacrificio e la costanza. Senza una reale motivazione anche i talenti migliori si perdono. Perché la motivazione è quella che ti permette di mettere fuori quello che Dio ti ha lasciato dentro“.

Calcio giocato, calcio insegnato, ma il calcio tifato?

Sono sempre stato tifoso del Milan, seguendo l’esempio della mia famiglia. In realtà il mio tifo è piuttosto stemperato, seguo le partite più dal punto di vista tecnico che da quello di un tifoso per non perdere nessun dettaglio”.

Perché il calcio è, per lui, sempre una questione di costanza, anche nell’osservarne i particolari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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