NICOLETTA MONCALERO: “QUELLA VOLTA CHE LA BARALE…”

La religione: una faccenda domenicale…

(Georg Lichtenberg)

Ormai sono consapevole del fatto che il calcio è una religione.

Pagana ma pur sempre una religione.

Come tale ha tutta la gamma dei fedeli: gli integralisti, gli osservanti e i moderatamente osservanti, quelli che sorvolano su alcuni  “precetti” ed ammirano anche altri “Dei” di COLORI diversi, per così dire.

Della terza categoria fa parte Nicoletta Moncalero, giornalista di origine fossanese trasferita da alcuni anni a Milano dove lavora per l’Huffington Post e blogger con il suo bellodimammablog.com, creato dopo la nascita del figlio Luca.

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Ho rivisto  Nicoletta con molto piacere dopo anni  di “latitanza” e senza dubbio le chiacchiere riescono meglio intorno ad una tavola imbandita, e a questo precetto non ci siamo certamente sottratte…

Così sia.

La mia carriera di tifosa – mi spiega – è iniziata con la Juventus e continua tutt’ora con questa squadra. 

Allo stadio, in curva con papà e zio sin dall’infanzia, ho vissuto momenti bellissimi e coinvolgenti soprattutto all’epoca in cui ho visto giocare Platini, Rossi, Scirea. 

Grandi campioni come Alex Del Piero che ho sempre ammirato per il suo essere leale in campo e in famiglia, un vero riferimento per tanti, per i tifosi stessi.

Ho metabolizzato questa cosa con l’addio di Francesco Totti, è stato un grande momento di aggregazione e di affetto, e Totti mi ha ricordato molto Del Piero per gli stessi motivi che ho detto prima.

Persone prima che personaggi, insomma, e penso che attualmente non c’è un calciatore per il quale ci potrebbe essere questa identificazione diciamo di massa, al di là dei colori della propria squadra di appartenenza, e questa intensità di sentimento”.

Calcisticamente parlando, il primo amore di Nicoletta, quando era poco più che una bambina, è stato Stefano Tacconi: “A quei tempi un negozio della mia città rivenditore ufficiale delle divise organizzava annualmente un incontro con alcuni calciatori. 

Sapendo che ci sarebbe stato anche Tacconi  ero andata per conoscerlo con il mio fidanzatino di allora; ero piuttosto indecisa a dire il vero, vittima della mia timidezza; quando finalmente mi decido e mi avvicino, lui sorride ed io mi faccio coraggio.

Se non che vengo superata da una bellissima ragazza con il chiodo rosso che era alle mie spalle ed è a lei che Tacconi sorrideva.

La ragazza in questione era Paola Barale”.

Ma alla fine almeno l’autografo di Tacconi lo si porta a casa, grazie all’intraprendenza di  Alberto, il fidanzatino appunto e la delusione un pò si stempera.

Ai tempi in cui Nicoletta viveva in provincia di Cuneo era redattrice di alcuni settimanali e voce di Radio Piemonte Sound: “Conducevo un programma che si chiamava “La Domenica Sportiva” e si occupava di sport e di calcio locale; seguivo i Campionati dalla I Categoria alla Serie D. Il mio compito era quello di intervistare i dirigenti per sentire i loro commenti sulle partite concluse. Seguivo anche la pallavolo, altro sport che mi ha sempre appassionata, e ad una certa ora infatti mi trasferivo al Palazzetto dello Sport di Cuneo per la telecronaca della serie A dell’Alpitour. 

Durante gli anni della mia collaborazione con  la radio, ho intervista Gianluca Zambrotta quando era in ritiro a Chiusa Pesio, ad inizio degli anni 2000. Ne ho un ottimo ricordo, di una persona molto gentile e disponibile”.

Ricordi meno piacevoli quelli legati alla strage dell’Heysel di Bruxelles del 1985: “Mio zio era allo stadio quando è successo; abbiamo vissuto momenti di panico sino a quando non abbiamo saputo che non era tra le 32 vittime italiane“.

Più divertente ripensare invece a quel vicino di curva che ogni volta che la squadra avversaria superava la metà campo si lasciava andare ad una sorta di litania  a suon di “Corna di Corna...”; o al professore di Matematica e Fisica, sfegatato Granata, che ogni lunedì regolarmente la interrogava, quasi a farle pagare pegno per la sua orgogliosamente sbandierata Juventinità.

Perché alla Juventus, così come alla propria squadra del cuore, qualsiasi essa sia, si è fedeli e non c’è “tortura” di professore che tenga: “Il tifoso è per sempre. L’esperienza del tifo cresce con te e si adatta a seconda del tempo e delle fasi della vita, si trasforma, ma alla fine è sempre li con il senso di appartenenza che ti regala”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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