Elogio della stranezza (e di un ultracentenario)

L’espressione più eccitante da ascoltare nella scienza, quella che annuncia le più grandi scoperte, non è “Eureka” ma “Che strano…”.
(Isaac Asimov)

 

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Il 2017 è un anno strano, inusuale.

Ovviamente per me.

Trovo strano l’interesse per il calcio, trovo strano che mi sia innamorata del pallone, della Juventus, di Dybala.

Trovo strano vedermi in uno stadio affollato di esplosioni di gioia, che è un piacere condividere, ma anche di grida, insulti, fumo e nonostante tutto non sentirmi neppure più un corpo estraneo.

Mi trovo strana ultimamente.

Per dirla alla Janis Joplin, una normale persona strana.

Persino la mia “principessitudine” si è un pò sporcata (diciamo il vero; ci sono concause come #blackpierreange e affini, icone della fotografia e della moda 2.0… :-)))

Il neologismo sottintende l’aggettivo di Principessa della Curva Sud che mi hanno appioppato alcuni tifosi juventini.

Lo ammetto: allo stadio con il tacco 12  e la pencil skirt di pelle nera forse ci vanno solo le Wags (mogli e fidanzate dei calciatori) in Tribuna d’onore; ma del resto dell’abbigliamento fuori luogo “sempre e comunque” ho fatto un segno distintivo.

Amen.

Torniamo all’assunto iniziale.

L’inusuale stranezza.

Strano continuare imperterrita, ogni volta che sono allo stadio, a rovesciare inavvertitamente il bicchiere dell’acqua (qualcuno dice che porto fortuna, e in effetti per ora pare così guardando i risultati, ma in realtà inizio seriamente a preoccuparmi di me stessa… un tic nervoso???).

L’allagamento del sotto-seduta e dintorni è ormai un mantra in un eterno deja-vu.

Inusuale non poteva che essere anche la mia prima partita in trasferta.

Sabato 28 ottobre ero a San Siro ad assistere a Milan – Juventus.

Con un’emozione diversa dalle partite giocate in casa perché essere in netta minoranza a tifare la propria squadra mi ha ringalluzzito.

Se poi si straccia l’avversario con un bel 2 a zero l’adrenalina sale di livello.

E se poi HIGUAIN segna le due reti e arriva ad un record personale di tutto rispetto, li, proprio davanti ai miei occhi sgranati, bhè, c’è di che montarsi la testa (presunta coronata :-))) per quanto è unica, inconsueta la faccenda.

Pipita, con la sua strepitosa doppietta, è salito a quota 101 gol segnati in Serie A.

Dati alla mano, dal 1994 in poi, nessuno è stato più rapido di lui nella speciale classifica dei ‘centenari’: ci ha messo solo cinque stagioni.

Si si.

Esserci è stato meraviglioso.

Così meraviglioso che sono stranamente incredula.

Forse ora comprendo cosa intendeva Cesare Pavese quando diceva che può riderti negli occhi la stranezza di un cielo che non è il tuo.

Il calcio non è il mio cielo, o meglio non lo è del tutto.

Ma gli occhi mi ridono eccome.

 

 

 

 

 

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