Ancora una volta sono una debuttante in uno stadio…

La memoria è un presente che non finisce mai di passare“.
(Octavio Paz)

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Passare.

Prestate attenzione a questo verbo e alla sua duplice valenza.

Passare come lasso temporale, ma anche passare come “transitare davanti a“.

Sono nata e vissuta sino a pochi anni fa a Fossano, cittadina che un ex sindaco (molto amato per essere un fine intellettuale ed un altrettanto fine burlone…)  definiva la città delle P: panettoni (per la produzione massiccia di aziende leader del settore), pneumatici (ormai inghiottiti dalla crisi), pappagalli (protagonisti di una pittoresca rassegna  ornitologica nazionale), porci (con i nostri  70.000 suini degli allevamenti della zona).

Come chi mi legge sa, sino a un anno e mezzo fa il calcio ed io eravamo totalmente e reciprocamente disinteressati.

Di conseguenza non sono mai entrata allo stadio fossanese, nato nel primo dopoguerra ed intitolato alcuni anni fa ad Angelo Pochissimo, attaccante e blasonata stella del calcio locale degli anni 50/60 approdato poi nel Venezia (in Serie A) e prematuramente scomparso appena quarantenne.

Stadio inaugurato ufficialmente nel 1948, con un’amichevole contro il Torino, entrata negli annali della storia locale.

In questo stadio gioca la squadra locale, il Fossano Calcio appunto, nata nel 1919.

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Tra quelle mura e quegli spalti, su quel campo verde, in prossimità della rete per cercare un gol, o in centrocampo per arrestare l’avanzata degli avversari, o ancora sotto la rete dell’altra squadra per impedire punti a loro favore, sono cresciuti i sogni di tanti ragazzini con la divisa dalla maglia azzurra, dopo  una sorta di apprendistato con i primi calci all’oratorio o nei cortili delle scuole; alcuni di loro sono diventati dei campioni, come Sandro Cois, centrocampista del Torino, della Fiorentina, della Sampdoria… Altri, recentemente, sono andati a rimpinguare le fila delle Primavere di Torino e Juventus.

Era inevitabile, per tanti motivi, che varcassi anche io i cancelli del “Pochissimo”.

Così, qualche giorno fa, da perfetta debuttante ho fatto il mio ingresso in… società (calcistica ovviamente…!!!).

In una giornata nella quale non erano previsti allenamenti, tantomeno partite.

Eppure, nel silenzio della struttura, ho avvertito come una sorta di frenesia, non so bene se imputarla al pensiero del vociferare, del tifo, della passione calcistica immagazzinati li da decenni; o se per la mia emozione di scoprire un mondo che avevo a portata di mano e che ora comprendo.

Sto diventando un pò troppo sentimentale… 🙂

In effetti sono andata allo stadio soprattutto per avere qualche informazione da Michele Mignacca, assessore allo Sport del Comune di Fossano, e da Roberto Calamari del direttivo della Società calcistica fossanese, a proposito di un’iniziativa di rilievo nazionale che potrò dettagliarvi meglio dopo la conferenza stampa ufficiale del 15 marzo.

Posso anticiparvi comunque che, considerata l’ottima sinergia del Fossano Calcio con la Juventus (che ha permesso alla società locale di attivare al suo interno da tempo una Scuola Calcio Juventus),  nei prossimi mesi diventerà effettiva un’altra Scuola Calcio Juventus a Fossano, dedicata questa volta al calcio femminile, la prima a livello nazionale.

Un settore in crescita esponenziale quello del “pallone rosa”, nonostante le disparità (economiche) e certi luoghi comuni difficili da abbattere che ancora ci sono tra il calcio maschile e quello femminile.

Il calcio femminile è stato per lungo tempo considerato dilettantistico, alla stregua di un intrattenimento senza nessuna valenza agonistica.

Nella realtà ci sono donne, atlete vere e proprie, calciatrici di livello,  che non hanno solo la testa nel pallone, come me, ma anche e soprattutto i piedi.

E che piedi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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