Emilio Sidoli: “Ho capito la portata di quanto successo all’Heysel 24 ore dopo…”

Andare a caccia di ricordi non è un bell’affare. Quelli belli non li puoi catturare e quelli brutti non li puoi uccidere“.
(Giorgio Faletti)

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Nei giorni scorsi, scrivendo uno speciale per golditacco.it sulla tragedia senza giustificazione dell’Heysel con il suo carico di 39 morti, ho pensato di intervistare anche un mio amico, presente quel maledetto 29 maggio 1985 allo stadio belga, per farmi raccontare la sua esperienza.

Parlando con lui ho avuto la percezione di quanto i ricordi siano come delle istantanee.

Ci fissiamo su particolari impressi nella nostra mente, sempre uguali, sempre loro, sempre tremendamente vividi.

La prima istantanea, in questo caso, ritrae uno striscione steso a terra, intorno un gruppo di ragazzi con le sciarpe bianconere intenti a farne uno sfottò da srotolare.

Dietro di loro, si intravede un pullman pronto a partire con il suo carico di euforia e di cori, destinazione Bruxelles, obiettivo tifare la propria squadra del cuore per sostenerla nell’impresa di vincere la prima Coppa dei Campioni.

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In realtà non avevo previsto di andare a Bruxelles – mi racconta Emilio, ventenne all’epoca dei fatti – è stata una decisione presa all’ultimo visto che un amico mi ha offerto un biglietto in più.

Siamo partiti da Cuneo la sera prima della partita e come avviene per le trasferte è stato un viaggio lungo ma sicuramente spensierato.

A Bruxelles abbiamo trovato una giornata di sole e di caldo, una cornice ideale ad una giornata che pensavamo entusiasmante.

Invece dopo pochi passi nella piazza centrale di Bruxelles abbiamo avuto il primo impatto non piacevole con i tifosi inglesi.

Ci siamo visti arrivare una macchia rossa di persone che hanno iniziato a tirarci addosso bottiglie  e ad inveirci contro.

Non eravamo di certo preparati ad una cosa del genere e ci siamo allontanati velocemente”.

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Ricordo che allo stadio Heysel non ci hanno controllato neppure i biglietti, era tutto molto vago e confuso, e ricordo la sensazione di disagio che mi ha dato lo stadio: struttura fatiscente, sovraffollamento, i settori divisi da reti verdi tipo quelle da pollaio per intenderci. 

Uno stadio assolutamente inadatto come del resto era già stato fatto notare in precedenza dalla Uefa.

Tutti fattori che le autorità belghe hanno clamorosamente sottovalutato”.

Poche le forze dell’Ordine presenti quel 29 maggio 1985 all’Heysel nonostante le avvisaglie del pomeriggio: “La polizia era poca ed era terrorizzata ancora prima della partita, incapace di reagire persino alle provocazioni degli hooligans.  

Non intervenivano assolutamente.

Io ero nel settore del tifo organizzato, ossia il settore N, proprio di fronte al settore Z, debordante di tifosi inglesi separati da quelli italiani come ben sappiamo da un divisorio ridicolo”.

Torniamo alle istantanee.

La seconda ritrae un razzo luminoso e la scia di terrore che genera nel settore Z, dove irrompe.

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Intorno gente spaventata che cerca di scappare, la macchia rossa degli Hooligans che preme.

Quel razzo lanciato verso il settore Z me lo ricordo come fosse ieri.

E’ stato il punto di partenza del caos, l’innesco della tragedia.

Ho visto la curva aprirsi anche se dal nostro settore non si percepiva del tutto la gravità della situazione; si percepivano inizialmente i tafferugli, la confusione generale.

La gente veniva schiacciata perché la polizia spingeva per non farli entrare in campo; polizia che era in balia degli eventi esattamente come i tifosi, anche la polizia a cavallo non prese iniziative.

Dal nostro settore intanto era iniziata l’invasione di campo e verso di noi correvano persone terrorizzate che urlavano, parlando di morti, tanti erano scalzi, sanguinanti.

Non capivamo bene a cosa si riferissero, ci sembrava impossibile; una situazione di confusione totale, inverosimile, che è durata tantissimo, così come il senso di irrealtà di quello che stava accadendo.

Ovviamente non era pensabile iniziare una partita in condizioni simili.

Almeno sino a quando in campo sono scesi gli stessi giocatori delle due sqaudre, per noi ricordo il capitano Gaetano Scirea, che hanno invitato i tifosi a tornare ai propri posti perchè la partita si doveva giocare per ragioni di ordine pubblico.

Ricordo che mentre gli Ultras juventini continuavano a rimanere in campo perchè, forse più consapevoli di altri di quello che stava accadendo, non volevano si giocasse la partita mentre la parte meno calda della tifoseria era di diverso avviso.

Ovviamente a quei tempi non c’erano i cellulari, non c’era Internet e non era possibile contattare nessuno e avere notizie in tempo reale.

Abbiamo vissuto la partita con una strana inquietudine.

Quando siamo usciti fuori dallo stadio, ancora una volta  mescolati senza controllo e protezione alcuna ai tifosi inglesi, siamo immediatamente ripartiti; ho chiamato casa per rassicurare la mia famiglia e mi ricordo le lacrime di mia mamma.

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Ma la consapevolezza di quello che era realmente accaduto all’Heysel l’ho avuta soltanto a Bardonecchia; ho comprato l’edizione serale de La Stampa e il titolo inequivocabile mi ha raggelato: 39 morti. 

Ho impiegato quasi 24 ore ad avere il senso della tragedia, prima erano solo chiacchiere”.

L’istantanea, la terza, ritrae altre strisce di tessuto stese a terra, quelle dei lenzuoli, a coprire chi è morto soffocato per colpa della furia di qualcuno, chi è morto sotto un muro che sembrava di carta crollato inevitabilmente.

Tre mesi dopo l’Heysel sono andato a Liverpool per una partita, era stata organizzata una cerimonia per ricordare, per raccontare la tragedia. 

Ma a metà partita sono venuto via, non mi sentivo al sicuro, non eravamo al sicuro visto il clima.

Quello che è successo a Bruxelles, è ormai assodato, è stata una rivalsa nei confronti non tanto dei tifosi della Juventus ma dei tifosi italiani in generale per quello che era successo un anno prima a Roma, in occasione della partita Roma – Liverpool, con gli inglesi aggrediti che avevano giurato vendetta”.

La vita e le sue istantanee, alcune delle quali si vorrebbe fossero solo il frutto di un brutto sogno dal quale non si vede l’ora di svegliarsi…

 

 

 

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