Adrien Rabiot, autoritratto con dedica (a Bonucci)

66240579_10217320116189147_6764081554235850752_n.jpgSi chiama illuminazione.

Quella luce improvvisa che colpisce la mente suscitando un’ispirazione, un rimando, un richiamo.

Io l’ho avuta giorni fa, all’arrivo nella città del Bicerin e dei Giandujotti del primo acquisto formale ed importante della Juve di Maurizio Sarri (Ramsey era già in cantiere da tempo e Pellegrini è un talento in formazione…).

All’arrivo di Adrien Rabiot – Provost insomma.

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Bien arrivé à Turin 👍🏼🇮🇹

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Nonostante la camicia Lacoste color becco d’oca, lo zaino arabescato e i capelli stranamente composti, la mia illuminazione è stata la pittura vittoriana.

Adrien ha nei tratti e nella chioma lunga ed indomabile l’allure di un soggetto preraffaellita, nostalgico ed immaginifico, a tratti iconico come il decadentismo di cui è una branca tanto che il biondino made in France mi ha persino ricordato il distacco aristocratico e le movenze eleganti di Dorian Gray.

Se sia l’inizio di una folgorazione emotiva (da parte mia soltanto, ovviamente) lo dirà il tempo ma intanto sono andata a spasso per la Rete per scoprire qualcosa di più del riccioluto Duca (come lo chiamano i tifosi del PSG) e del dinoccolato Poupou (come lo chiamano gli amici).

Ed ho trovato spunti e suggestioni interessanti.

“La Juventus? Il mio preferito è Bonucci” (2017)

In un’intervista che Adrien ha rilasciato nell’ottobre del 2017 a “Extra Time”, incalzato a proposito della concreta possibilità per il PSG di vincere la Champions League, Rabiot parla della Juventus: “Sulla carta possiamo essere inseriti tra i favoriti, ma le partite vanno giocate. E la Juventus, per esempio, ha disputato due finali negli ultimi tre anni: ha quell’esperienza che forse a noi manca ancora un po’. E si sono rinforzati bene, anche col mio ex compagno Matuidi“.

Alla domanda se ha qualche giocatore bianconero preferito, Adrien risponde: “Non gioca nel mio ruolo e ormai ha lasciato i bianconeri. Mi piace molto Bonucci, per lo stile ma anche per lo spirito da leader che riesce a trasmettere ai compagni”.

Curioso come in tempi non sospetti Rabiot manifestasse una certa ammirazione per la Madama e per alcuni suoi calciatori con i quali tra l’altro condividerà la prossima stagione.

Due volte fuori rosa per colpa di… maman

A proposito di Dorian Gray, Oscar Wilde suggerisce al suo protagonista che le buone influenze non esistono. Concetto che ovviamente non si può assolutizzare ma, almeno per quanto riguarda il calcio, ho trovato vagamente pertinente a proposito dell’influenza della mamma-procuratrice Véronique.

Nel 2008, per soli sei mesi, Adrien ha giocato nell’Academy del Manchester City prima che i dissidi tra la mamma e la dirigenza del club, che non tollerava più le continue interferenze della signora nella scelta dello staff tecnico, costringessero il calciatore a ritornare a Parigi.

Non che le cose siano andate per il verso giusto con il PSG, anzi, la battaglia personale di Veronique con il club parigino ha coinvolto Adrien in una sorta di faida durata anni che gli è costata sospensioni di stipendi, trasferimento al Toulouse per calmare le acque e ben due sospensioni dalla rosa del PSG nonostante le sue ottime prestazioni in campo e i suoi comportamenti ineccepibili in allenamento.

Veronique impone di far giocare il figlio da mezzala dichiarando che il suo Poupou “non è un regista, non mi piace vederlo lì”

Veronique tratta di nascosto con altri club (come il Monaco ma le sue pretese sono troppo esose e vengono rimandate al mittente), rilascia interviste di fuoco, arriva addirittura ad accusare il club parigino di tenere il figlio in ostaggio quando esclude una cessione e si rivolge al Ministro del Lavoro e a quello dello Sport per avere un aiuto a “liberare” Adrian.

Il povero Poupou ha una mamma forse un pò ingombrante che speriamo a Torino si ridimensioni

La doppietta dedicata ad un tifoso particolare

Nel 2007 Adrien ha dodici anni, è un ragazzino dalle gambe lunghe e dal fisico esile, vive a pochi km da Camp de Loges, il centro di allenamento del PSG. Gioca a calcio nelle giovanili del Creteil – Lusinatos dimostrando di avere doti indubbie, come quella di essere estremamente rapido nei movimenti con la palla al piede.

Il 2007 è l’anno in cui Adrien sente parlare per la prima volta della Sindrome Locked – in.

Il papà Michel in seguito ad un ictus si risveglia cosciente ma intrappolato in un corpo che non riesce più a svolgere le sue funzioni; comunica soltanto attraverso il battito delle palpebre.

Viene ospedalizzato ad Auxerre, stranezze della vita la stessa località nella quale nel 2011 Adrien giocherà contro la squadra locale la sua prima partita da titolare del PSG, un’amichevole tra Under 19 con un tifoso particolare a bordo campo: il papà sulla sedia a rotelle, il papà da sempre tifoso del club parigino, il papà che forse neppure si accorge di avere il volto rigato dalle lacrime quando il suo Poupou segna una doppietta agli avversari e in entrambe le volte si gira verso di lui esultando.

Credo di non essere smentita se dico che questa è stata e sarà la sua doppietta più significativa. Dedicata al papà che non c’è più.

Idoli calcistici 

Zidane e Gerrard.

Si ispira proprio a Zidane cercando di imitarlo quando inizia ad allenarsi nei campetti della periferia parigina.

Di Gerrard dice: “E’ diventato una bandiera del suo club, il Liverpool, ed in campo riusciva ad essere un grande trascinatore, un vero guerriero, un grande giocatore”.

Carattere “Sturm und drang”

Rabiot è stato spesso etichettato come un giocatore dal grande talento ma dal carattere difficile, capriccioso, impulsivo.  Alcuni suoi atteggiamenti, enfatizzati dalla stampa specializzata, non sono piaciuti alla tifoseria del PSG, in particolare a quella più calda del Collectif Ultras Paris: da idolo degli inizi ha finito con l’essere poco amato. Non sono piaciute certe sue dichiarazioni come quando ha affermato pubblicamente di non voler giocare come centrocampista offensivo; o la volta che in Nazionale, in Bulgaria, ha detto di temere che il freddo gli causasse infortuni durante un match nel quale avrebbe dovuto prendere il posto di Kanté. Ancora meno è piaciuto il suo atteggiamento dopo la sconfitta del PSG agli ottavi di finale di Champions contro il Manchester United, lo scorso marzo; a poche ore dalla disfatta, Rabiot posta sulla sua pagina Instagram un video in cui fa festa con gli amici ma soprattutto mette un like di troppo al post di Evra nel quale l’ex capitano dello United si complimenta con la squadra per il passaggio del turno.

Viene messo fuori rosa e sospeso a tempo indeterminato, e questa volta a causa della sua ingenuità.

Di base sono un tipo tranquillo ma posso innervosirmi rapidamente soprattutto se vedo ingiustizie” dirà invece commentando i due “incontri da ring” di un paio di anni fa con Ibrahimovic in seguito a screzi in campo. “Comunque siamo rimasti in buoni rapporti” aggiungerà il Duca facilmente infiammabile.

Dicono di lui

Quando giocava nel Tolosa ho conosciuto un centrocampista moderno, le sue qualità erano ben al di sopra della sua età. Adrien era già in grado di ricoprire tutta la superficie del campo, era impressionante perché riusciva ad essere in attacco e dopo due secondi era in difesa a salvare un gol. E’ un Matuidi un po’ più tecnico, con maggior forza e presenza fisica. E’ onnipresente, sa far tutto e non c’è qualcosa che non è in grado di fare. Ha intelligenza e soprattutto non ha paura, non l’ho mai visto lamentarsi dopo uno scontro fisico“. (Jonathan Zebina intervistato da tuttojuve.com)

A noi invece non rimane che dire, per ora, “Bienvenue à Turin”.

(questo è il pezzo che ho scritto per https://www.juventibus.com

 

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